Mutui e mercato immobiliare: cosa aspettarsi nei prossimi mesi? Ha senso comprare casa?
Quanto spazio c’è ancora per una discesa dei tassi sui mutui? Al momento, molto poco. La Banca Centrale Europea ha dichiarato di aver già raggiunto una posizione favorevole nella gestione dell’inflazione, lasciando intravedere al massimo uno o due ulteriori tagli dei tassi da qui alla fine del 2025.
Diversa è invece la situazione sul fronte immobili: i prezzi delle abitazioni sembrano destinati a salire ancora, con segnali che richiamano l’ultima fase di forte crescita vista nel 2021.
A suggerirlo sono sia l’aumento delle compravendite registrato nel 2024 sia i risultati delle indagini condotte dalla Banca d’Italia tra gli operatori del settore.
Per chi sta pensando di acquistare casa, soprattutto ricorrendo a un mutuo, rinviare potrebbe rivelarsi controproducente. Il potenziale risparmio sulle rate è limitato, mentre il costo degli immobili potrebbe continuare a crescere.
Uno sguardo al mercato dei mutui
Per quanto riguarda i tassi fissi, come già anticipato nei mesi scorsi da We Wealth, nonostante i tagli della BCE, non si è verificato un calo significativo. L’Irs (Interest Rate Swap) a 30 anni, che rappresenta il parametro di riferimento per i mutui a tasso fisso, è salito ai livelli massimi registrati da novembre 2023, stabilizzandosi attorno al 2,72%. Su questa base, gli istituti di credito applicano un ulteriore spread, che definisce il tasso d’interesse effettivo offerto al cliente.
I mutui a tasso variabile, invece, hanno beneficiato maggiormente della politica monetaria della BCE e risultano oggi più convenienti rispetto ai fissi. Tuttavia, la maggior parte delle famiglie italiane tende a preferire la stabilità del tasso fisso, evitando il rischio di futuri aumenti dei tassi.
Mercato immobiliare: attese di crescita nei prezzi
Il terzo Osservatorio sull’Abitare, promosso da Scenari Immobiliari in collaborazione con Abitare Co., segnala un’accelerazione nei valori immobiliari. Dopo l’incremento del 2,2% registrato nel 2024, le stime per il 2025 indicano un possibile aumento fino al 5%.
Anche l’indagine svolta dalla Banca d’Italia tra il 4 aprile e il 7 maggio 2025 conferma questo trend positivo. Le aspettative di crescita dei prezzi risultano tra le più elevate degli ultimi anni. Due segnali chiave lo dimostrano:
- lo sconto medio applicato sul prezzo richiesto si è ridotto al 7%
- i tempi medi di vendita sono scesi a cinque mesi.
Entrambi i valori si collocano ai minimi storici, ovvero i più bassi mai registrati dal 2010.
Parallelamente, la maggior parte degli agenti immobiliari segnala un calo nei nuovi incarichi di vendita, a fronte di un aumento più contenuto delle nuove offerte. Questo squilibrio riflette una contrazione dell’offerta in un contesto di domanda crescente.
Secondo l’analisi di Bankitalia, il crescente sviluppo degli affitti brevi sta sottraendo immobili dal mercato della compravendita. Perciò, contribuendo a un aumento sia dei prezzi di vendita che dei canoni di locazione.
In sintesi, per il secondo trimestre consecutivo prevalgono le previsioni di aumento dei prezzi rispetto a quelle di un’eventuale flessione.
Il punto sul mercato immobiliare secondo Fiaip
Oltre alla dinamica dei tassi d’interesse, è stato un fattore di natura psicologica ad aver sostenuto la ripresa di prezzi e compravendite. Lo afferma Gian Battista Baccarini, presidente della Fiaip (Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali), in un’intervista a We Wealth: “La componente chiave è la fiducia”.
Negli ultimi due anni il mercato immobiliare ha vissuto un’inversione di tendenza: dall’incertezza legata ai continui rialzi dei tassi, oggi si registra un clima di maggiore fiducia che spinge famiglie e investitori a tornare attivi. Nel 2024 le compravendite residenziali sono aumentate tra l’1,3% e l’1,5% rispetto all’anno precedente, con un +5% nelle prime case.
Dopo tre anni di calo, si tratta di un segnale importante. Anche i mutui per l’acquisto della prima abitazione sono cresciuti del 10%, sottolineando il ruolo cruciale del credito nel sostenere il mercato.
Guardando al futuro, secondo Baccarini la direzione dei prezzi sembra orientata al rialzo. Il motivo? La domanda continua a superare l’offerta, in un contesto in cui mancano immobili di qualità. “L’offerta residenziale di livello è da tempo insufficiente. Quando l’interesse dei potenziali acquirenti supera la disponibilità di immobili validi, i prezzi tendono inevitabilmente a salire.”
A risentire maggiormente di questa dinamica sono le abitazioni nuove, ristrutturate o ad alta efficienza energetica: categorie sempre più richieste ma difficili da trovare.
Al contrario, gli immobili da ristrutturare rischiano di perdere appeal, complice anche la graduale riduzione degli incentivi edilizi. “Il divario tra case nuove o già ristrutturate e immobili datati potrebbe ampliarsi nei prossimi anni”, avverte Baccarini.
“Il prezzo futuro di un immobile dipenderà sempre più dalla sua tipologia e dalle sue caratteristiche. Le abitazioni completamente da ristrutturare saranno penalizzate, mentre quelle nuove, o rinnovate di recente, manterranno valore. Anche il segmento dell’usato “di buon livello” — abitazioni ristrutturate negli ultimi 10–15 anni e pronte per essere abitate — continuerà a registrare un’alta domanda.
Quanto al miglior investimento nel contesto attuale, il presidente Fiaip non ha dubbi: “Chi può permetterselo dovrebbe puntare su abitazioni nuove o ristrutturate, in classe energetica A, B, C o D. Entro maggio 2026 l’Italia dovrà adeguarsi alla direttiva europea sulle ‘Case Green’. Acquistare oggi un immobile conforme a questi requisiti significa tutelare il proprio investimento nel tempo. Il costo è più elevato, ma si conserva il valore e l’accesso al credito è più favorevole.”
Comprare casa nel 2025: è il momento giusto?
Per chi dispone delle risorse e ha già in programma l’acquisto di un immobile, il 2025 potrebbe rappresentare un’opportunità da cogliere. La percezione diffusa è che ci si trovi in un momento favorevole. I tassi d’interesse sembrano aver quasi esaurito la loro fase discendente, mentre i prezzi degli immobili stanno mostrando segnali di accelerazione.
Tuttavia, il nodo critico rimane la scarsità dell’offerta. Questo squilibrio strutturale, per la prima volta, sta mettendo in discussione l’accessibilità alla casa, anche in una fase di mercato positiva. Non riguarda solo chi vuole acquistare, ma anche chi cerca un affitto stabile e a lungo termine.
Come sottolinea Gian Battista Baccarini, presidente di Fiaip, “la vera emergenza è l’assenza di una strategia abitativa su scala nazionale. Non possiamo limitarci a gestire l’emergenza. In Italia ci sono circa 35 milioni di abitazioni, di cui circa 9,5 milioni sono attualmente sfitte. Anche escludendo quelle inagibili o utilizzate come seconde case, restano circa 6 milioni di immobili potenzialmente disponibili”.
Tuttavia, numerosi proprietari preferiscono non affittare le proprie abitazioni, principalmente per la paura di incorrere in morosità da parte degli inquilini e per la complessità percepita delle norme contrattuali.
Secondo Fiaip, il fenomeno degli affitti brevi ha un impatto marginale sul mercato complessivo: rappresenta meno del 2% a livello nazionale, con picchi del 5–6% solo in alcune città come Firenze, Milano e Venezia.
Il vero ostacolo alla messa a reddito degli immobili è l’insoddisfacente equilibrio tra rischio e rendimento:
- affitti lunghi poco remunerativi,
- norme contrattuali vincolanti,
- la paura dell’insolvenza,
spingono molti proprietari a lasciare le case sfitte.
Per superare queste criticità, Baccarini propone un approccio diverso: maggiore protezione per i locatori, agevolazioni fiscali per incentivare l’affitto a lungo termine (finora penalizzato rispetto al breve), e la possibilità di estendere i contratti transitori anche ai residenti.
In conclusione, il 2025 può essere un buon anno per comprare, ma la questione abitativa resta aperta e richiede un intervento strutturale da parte delle istituzioni.
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