Crisi di Borsa e mercato azionario: tecniche per investire nel ribasso

Negli ulti­mi anni, il mer­ca­to azionario ha dato l’impressione di aver mes­so da parte qual­si­asi pre­oc­cu­pazione per il ris­chio. Con l’aumento costante dei prezzi, si è dif­fusa la con­vinzione che nul­la pos­sa andare stor­to. Tut­tavia, la sto­ria inseg­na che è pro­prio nei peri­o­di di ottimis­mo estremo che si com­met­tono gli errori più gravi. 

Oggi, men­tre molti inseguono l’entusiasmo per l’Intelligenza Arti­fi­ciale, le crip­to­va­lute e start­up ad alto ris­chio, è fon­da­men­tale tornare a val­utare i fon­da­men­tali. 

I liv­el­li attuali di mer­ca­to indi­cano che i prossi­mi cinque o dieci anni potreb­bero ris­er­vare sce­nari molto diver­si rispet­to all’ultimo decen­nio di cresci­ta sen­za inter­ruzioni.

Le fessure nel muro delle Big Tech

Nonos­tante gli indi­ci di mer­ca­to sfior­i­no liv­el­li record, un’analisi azien­da per azien­da rac­con­ta una sto­ria diver­sa. Assis­ti­amo a un para­dos­so: le prin­ci­pali Big Tech super­a­no le pre­vi­sioni degli anal­isti, ma i loro titoli subis­cono rib­assi imme­diati dopo la pub­bli­cazione dei risul­tati.

  • Ama­zon: ricavi in aumen­to, ma il tito­lo perde oltre il 10%.
  • Microsoft: utili da record segui­ti da un calo del 15%.
  • Google: risul­tati eccezion­ali che non impedis­cono una cor­rezione del prez­zo.

Cosa ci dice questo fenom­e­no del mer­ca­to azionario? Siamo nel bel mez­zo di una rotazione set­to­ri­ale: il cap­i­tale sta abban­do­nan­do le azioni tec­no­logiche “iper-val­u­tate” per spostar­si ver­so titoli più soli­di e sta­bili, come Coca-Cola, Wal­mart, Proc­ter & Gam­ble e Cost­co. In prat­i­ca, si assiste a una vera e pro­pria fuga ver­so val­ore e sicurez­za.

Il mercato azionario non è lineare: la psicologia del “buy the dip”

Molti investi­tori del mer­ca­to azionario oggi sono influen­za­ti da un bias cog­ni­ti­vo svilup­pa­to in oltre 15 anni di mer­cati rialzisti. La men­tal­ità del “com­pra a ogni rib­as­so” ha fun­zion­a­to così a lun­go da far sem­brare il mer­ca­to un’ascesa con­tin­ua e lin­eare.

La realtà, invece, è diver­sa: il mer­ca­to azionario somiglia più a un elet­tro­car­dio­gram­ma. Nel lun­go peri­o­do la ten­den­za è rialzista, ma oscil­lazioni mar­cate sono la nor­ma, non l’eccezione.

  • 2008–2020: 11 anni sen­za rib­assi supe­ri­ori al 20%.
  • 2020: il crol­lo lega­to al COVID (-35% in un mese), tam­pona­to dall’intervento delle Banche Cen­trali.
  • 2026: oltre 1.200 giorni sen­za una cor­rezione del 20%, quan­do sta­tis­ti­ca­mente questo tipo di rib­as­so si ver­i­fi­ca ogni 5–6 anni. Siamo dunque in una fase che può essere defini­ta “di pieno orario” per una cor­rezione sig­ni­fica­ti­va.

Mercato azionario: statistica e strategia

Vendere tut­to per pau­ra è spes­so tan­to ris­chioso quan­to acquistare sen­za una log­i­ca chiara. I mer­cati rialzisti ten­dono a durare in media cinque anni, generan­do rendi­men­ti intorno al +250%, men­tre i mer­cati rib­assisti sono più inten­si ma di breve dura­ta, con cali medi del -35% in cir­ca un anno.

I numeri sono dal­la nos­tra parte: negli ulti­mi cen­to anni, i mer­cati azionari han­no reg­is­tra­to una cresci­ta per il 73% del tem­po, con­tro il 27% in rib­as­so. Per gli indi­ci diver­si­fi­cati, come S&P 500, MSCI World e Nas­daq 100, la media mobile a 200 giorni fun­ziona come una gui­da prat­i­ca:

  • Sopra la media: man­ten­go il mio Piano di Accu­mu­lo (PAC) stan­dard.
  • Sot­to la media: se il prez­zo scende brus­ca­mente, aumen­to tem­po­ranea­mente la quo­ta men­sile, accu­mu­lan­do più azioni a prezzi scon­tati e riducen­do il prez­zo medio di cari­co.

Per quan­to riguar­da le sin­gole azioni, invece, la pru­den­za res­ta fon­da­men­tale. In un mer­ca­to “tira­to”, alleg­gerisco le posizioni che han­no già reg­is­tra­to rialzi ecces­sivi.

Il mantra del 2026 è chiaro: non bas­ta più dire “inves­ti­amo nell’IA”. Il mer­ca­to oggi richiede mon­e­tiz­zazione reale e risul­tati con­creti. Aziende con mul­ti­pli Prezzo/Utile (P/E) di 100 o 200 non sono nec­es­sari­a­mente cat­tivi busi­ness, ma i loro prezzi pos­sono essere trop­po ele­vati. Anche le migliori aziende, se pagate a caro prez­zo, rischi­ano di trasfor­mar­si in inves­ti­men­ti poco red­di­tizi.

Come prepararsi ai ribassi del mercato azionario

Il vero val­ore del Val­ue Invest­ing si riv­ela quan­do il mer­ca­to azionario crol­la, trasci­nan­do al rib­as­so anche le aziende più solide. Preparar­si con anticipo, durante peri­o­di di rel­a­ti­va tran­quil­lità, è fon­da­men­tale: costru­ire una Watch­list oggi sig­nifi­ca por­si le domande giuste:

  • Ques­ta azien­da esisterà anco­ra tra 10 o 20 anni?
  • I suoi ricavi crescer­an­no o diminuiran­no in futuro?
  • Pos­so acquis­tar­la a un prez­zo ragionev­ole?

Oggi più che mai, è cru­ciale anal­iz­zare i fon­da­men­tali: bas­so indeb­ita­men­to, mar­gi­ni ele­vati, cresci­ta di ricavi e utili, e van­tag­gi com­pet­i­tivi sosteni­bili (Moat). Unire nar­razione e numeri è la chi­ave.

I mer­cati pre­mi­ano chi segue un piano strate­gi­co e penal­iz­zano chi agisce d’impulso. Preparar­si a sce­nari diver­si dall’ultimo decen­nio non sig­nifi­ca temere il futuro, ma dotar­si degli stru­men­ti per trasfor­mare la volatil­ità in oppor­tu­nità con­crete.

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Imprenditore digitale

Stefano Picchio

Tutto è iniziato nel 2013, momento in cui mi sono interessato al mondo dell'online.
In quegli anni facendo piccoli investimenti di natura finanziaria. Successivamente ho scoperto altri settori di investimento fino a conoscere ed appassionarmi di imprenditoria e digital marketing.
Ora ho uno smart-team di 11 collaboratori sparsi in giro per il mondo con i quali gestisco le mie 3 aziende.

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