Crolli Azionari: perché avvengono e come proteggere i propri investimenti

Per molti investi­tori l’idea di vedere svanire, in pochi istan­ti, anni di sac­ri­fi­ci a causa di un crol­lo azionario è tra le pau­re più gran­di al mon­do. I rib­assi improvvisi sono una realtà inevitabile con cui chi investe deve impara­re a fare i con­ti.

Saper­li gestire, ridurne l’impatto o pro­teggerne il portafoglio può fare la dif­feren­za tra il suc­ces­so e il fal­li­men­to di un intero per­cor­so finanziario.

Come affrontare un crollo azionario?

C’è un pun­to da chiarire subito: i crol­li azionari non si pos­sono antic­i­pare. Non è pos­si­bile sapere al 100% quan­do arriver­an­no, quan­to saran­no pro­fon­di né avere infor­mazioni priv­i­le­giate pri­ma che accadano.

È vero, pos­si­amo costru­ire ipote­si, val­utare sce­nari e ragionare in ter­mi­ni di prob­a­bil­ità osser­van­do i dati macro­eco­nomi­ci. Pos­si­amo anche affi­dar­ci all’analisi tec­ni­ca per inter­pretare grafi­ci, trend e movi­men­ti dei prezzi. Tut­tavia, si trat­ta sem­pre di stru­men­ti imper­fet­ti, esposti a un mar­gine di errore ele­va­to.

A com­pli­care ulte­ri­or­mente le cose c’è il fat­to che, durante le prime sedute neg­a­tive, anche par­ti­co­lar­mente vio­lente, non esistono seg­nali cer­ti in gra­do di dirci con asso­lu­ta pre­ci­sione se siamo davvero all’inizio di un crol­lo dei mer­cati. Spes­so lo si capisce solo dopo, quan­do il rib­as­so si è già man­i­fes­ta­to e ha las­ci­a­to il seg­no sui portafogli e sug­li inves­ti­men­ti.

Per questo è fon­da­men­tale cam­biare prospet­ti­va: il crol­lo dei mer­cati non è un’anomalia, ma un fenom­e­no nat­u­rale del ciclo finanziario. Non si trat­ta di evi­tar­lo a tut­ti i costi, ben­sì di impara­re a con­viver­ci e, soprat­tut­to, a gestir­lo. Gestire sig­nifi­ca saper man­tenere il con­trol­lo, pren­dere deci­sioni con­sapevoli e ind­i­riz­zare le pro­prie scelte nel modo più coer­ente pos­si­bile con i pro­pri obi­et­tivi di lun­go peri­o­do.

Come proteggere il patrimonio dai crolli azionari

Negli ulti­mi anni il panora­ma finanziario è cam­bi­a­to pro­fon­da­mente, e con esso anche alcune regole non scritte che fino a poco tem­po fa aiu­ta­vano a pro­teggere i pat­ri­moni durante i crol­li azionari.

Un tem­po, le cor­re­lazioni tra diver­si asset era­no più sta­bili e preved­i­bili. Questo con­sen­ti­va di strut­turare i portafogli seguen­do cri­teri chiari. Infat­ti, rispet­tan­do deter­mi­nate pro­porzioni tra azioni, obbligazioni e altre asset class, era pos­si­bile sti­mare con buona approssi­mazione l’impatto dei movi­men­ti di mer­ca­to sug­li inves­ti­men­ti.

Oggi sap­pi­amo che questi sche­mi pos­sono romper­si in situ­azioni estreme. Even­ti eccezion­ali han­no dimostra­to che le cor­re­lazioni non sono mai per­fette e pos­sono cam­biare rap­i­da­mente, met­ten­do in crisi strate­gie con­sid­er­ate fino a ieri sicure. La cosid­det­ta “de-cor­re­lazione per­fet­ta” si è riv­e­la­ta un mito: non esiste una com­bi­nazione di asset com­ple­ta­mente immune ai crol­li.

Tradizional­mente, quan­do le borse sof­frivano, il com­par­to obbligazionario offri­va un rifu­gio sta­bile, garan­ten­do una cer­ta pro­tezione che altre asset class non pote­vano dare. Oggi questo non è più scon­ta­to. Infat­ti, è suc­ces­so più volte che azioni e obbligazioni scen­dessero con­tem­po­ranea­mente, ero­den­do quel por­to sicuro che gli investi­tori davano per garan­ti­to.

Inoltre, i lunghi peri­o­di di tas­si prossi­mi allo zero han­no ridot­to i rendi­men­ti obbligazionari, pri­van­do gli investi­tori non solo dei guadag­ni atte­si, ma anche di quel­la min­i­ma pro­tezione dai rib­assi di mer­ca­to che una vol­ta rap­p­re­sen­ta­va un pun­to fer­mo del­la ges­tione del ris­chio.

Il mes­sag­gio chi­ave è chiaro: pro­teggere il pat­ri­mo­nio oggi richiede strate­gie più sofisti­cate e flessibili, con­sapevoli che gli stru­men­ti tradizion­ali non offrono più le garanzie di una vol­ta.

Strumenti per proteggersi e trarre vantaggio dai crolli di mercato

Le opzioni davvero effi­caci per pro­teggere il cap­i­tale durante un crol­lo sono poche e richiedono un uso atten­to, per­ché com­por­tano rischi sig­ni­fica­tivi.

1. Liquidità

La scelta più imme­di­a­ta è sem­plice­mente non inve­stire: man­tenere denaro liq­ui­do ti sal­va dai rib­assi, ma com­por­ta dei costi. Restare fuori dal mer­ca­to sig­nifi­ca rin­un­cia­re a guadag­ni poten­ziali e subire l’erosione del potere d’acquisto a causa dell’inflazione, anche se mod­er­a­ta. Tut­tavia, può diventare una strate­gia val­i­da se sei pron­to a rein­ve­stire dopo un vero crol­lo, quan­do i prezzi han­no toc­ca­to i min­i­mi. Questo approc­cio richiede però una capac­ità di mar­ket tim­ing estrema­mente dif­fi­cile. In quan­to, iden­ti­fi­care il momen­to esat­to in cui rien­trare nei mer­cati è qua­si impos­si­bile da fare con certez­za e in maniera sis­tem­at­i­ca.

2. ETF short e opzioni put

Questi stru­men­ti fun­zio­nano al con­trario: aumen­tano di val­ore quan­do i mer­cati o i titoli sot­tostan­ti scen­dono. Pos­sono quin­di trasfor­mare un rib­as­so in un’opportunità di guadag­no, ma com­por­tano scelte del­i­cate:

  • Cop­er­tu­ra pre­ven­ti­va: si può pro­teggere tut­to o parte del portafoglio dall’inizio, investen­do in stru­men­ti short. Il prob­le­ma è che quan­do i mer­cati sal­go­no, questi stru­men­ti per­dono rap­i­da­mente val­ore, “bru­cian­do” parte dei guadag­ni del portafoglio prin­ci­pale.
  • Inter­ven­to durante il crol­lo: si può entrare con ETF short o opzioni solo quan­do si man­i­fes­ta il rib­as­so. Qui diven­ta cru­ciale riconoscere l’inizio del crol­lo, capire quali asset subi­ran­no il calo mag­giore e uscire pri­ma del rim­bal­zo. In prat­i­ca, si trat­ta anco­ra una vol­ta di fare mar­ket tim­ing, una sfi­da dif­fi­cile da padroneg­gia­re in modo affid­abile.

Oltre a queste strate­gie più aggres­sive, esistono soluzioni più con­ven­zion­ali che aiu­tano a ridurre l’impatto di un crol­lo, pur sen­za garan­tire una pro­tezione totale. Queste alter­na­tive pos­sono com­pren­dere una diver­si­fi­cazione intel­li­gente, l’uso di asset meno cor­re­lati o inves­ti­men­ti a lun­go ter­mine che smorzano la volatil­ità, ma non elim­i­nano com­ple­ta­mente il ris­chio.

Strumenti ordinari per affrontare i crolli azionari

È impor­tante capire fin da subito che, se non sei dis­pos­to a cor­rere almeno qualche ris­chio, nes­suno stru­men­to potrà offrir­ti una pro­tezione totale o un guadag­no sicuro in caso di crol­lo azionari. Non esiste una soluzione mag­i­ca: ogni strate­gia com­por­ta com­pro­mes­si.

Ecco le prin­ci­pali opzioni disponi­bili per ridurre l’impatto dei rib­assi e pro­teggere il portafoglio:

Oro

L’oro res­ta uno dei rifu­gi più affid­abili nei momen­ti di tur­bolen­za dei mer­cati. È uni­ver­salmente riconosci­u­to come bene pro­tet­ti­vo e con­tin­ua ad attrarre investi­tori in cer­ca di sicurez­za. Puoi scegliere tra oro fisi­co, cer­ti­fi­cati o altri stru­men­ti rap­p­re­sen­ta­tivi di quan­tità d’oro sta­bilite. In ogni caso, rap­p­re­sen­ta un’opportunità conc­re­ta per preser­vare parte del pat­ri­mo­nio durante le fasi neg­a­tive dei mer­cati.

Obbligazioni High Grade

Si trat­ta di titoli emes­si da gov­erni o enti sovranazion­ali con rat­ing ele­va­to. Durante i crol­li azionari, questi stru­men­ti ben­e­fi­ciano del fenom­e­no chiam­a­to fly to qual­i­ty: gli investi­tori cer­cano sicurez­za anche a cos­to di rendi­men­ti bassi o nul­li, facen­do salire auto­mati­ca­mente il prez­zo delle obbligazioni di alta qual­ità.
Due aspet­ti sono fon­da­men­tali:

  1. Devi possedere queste obbligazioni pri­ma del crol­lo, accettan­do rendi­men­ti spes­so molto bassi fino all’evento di mer­ca­to.
  2. È nec­es­sario vendere al momen­to gius­to per real­iz­zare il guadag­no, per­ché i prezzi tor­nano ai liv­el­li nor­mali quan­do la situ­azione si sta­bi­liz­za.

Strumenti total return a gestione attiva

Questi stru­men­ti non han­no vin­coli di bench­mark e mira­no a un ritorno asso­lu­to. Sono spes­so i pri­mi a recu­per­are dai rib­assi, ma non esistono garanzie matem­atiche sul suc­ces­so del gestore. Diven­ta quin­di cru­ciale selezionare fon­di e soci­età di ges­tione con un track record com­pro­va­to nel­la ges­tione dei momen­ti di crisi. Anche la sta­bil­ità del team di ges­tione nel tem­po è un indi­ca­tore da val­utare. Se non hai le com­pe­ten­ze per anal­iz­zare questi dati, affi­dar­si a un con­sulente finanziario esper­to è essen­ziale.

Investimenti in settori difensivi

Alcu­ni set­tori resistono meglio ai crol­li di mer­ca­to gra­zie alla natu­ra dei loro busi­ness. Aziende che pro­ducono beni e servizi essen­ziali, come far­ma­ceu­ti­ca, util­i­ties o beni di pri­ma neces­sità, con­tin­u­ano a gener­are ricavi anche durante le crisi. Questi set­tori, defin­i­ti difen­sivi, rap­p­re­sen­tano un’ulteriore for­ma di diver­si­fi­cazione e pos­sono atten­uare l’impatto dei rib­assi sul portafoglio.

In sin­te­si, pur non esisten­do strate­gie com­ple­ta­mente immu­ni dai crol­li di mer­ca­to, stru­men­ti come oro, obbligazioni di alta qual­ità, fon­di total return e set­tori difen­sivi offrono diver­si liv­el­li di pro­tezione e pos­si­bil­ità di ges­tione atti­va del ris­chio. Saper­li com­bina­re cor­ret­ta­mente per­me­tte di lim­itare gli effet­ti dei rib­assi e, in alcu­ni casi, trarre van­tag­gio dalle fasi neg­a­tive del mer­ca­to.

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Dis­claimer: Le infor­mazioni for­nite in questo blog sono solo a scopo infor­ma­ti­vo e non cos­ti­tu­is­cono con­sigli finanziari. Con­sigliamo sem­pre di con­sultare un con­sulente finanziario qual­i­fi­ca­to per deci­sioni di inves­ti­men­to basate sul pro­prio pro­fi­lo di ris­chio e obi­et­tivi finanziari. Il blog non si assume respon­s­abil­ità per even­tu­ali perdite o dan­ni derivan­ti dall’utilizzo delle infor­mazioni for­nite. Si con­siglia di con­durre ricerche appro­fon­dite pri­ma di pren­dere deci­sioni finanziarie.

 

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Imprenditore digitale

Stefano Picchio

Tutto è iniziato nel 2013, momento in cui mi sono interessato al mondo dell'online.
In quegli anni facendo piccoli investimenti di natura finanziaria. Successivamente ho scoperto altri settori di investimento fino a conoscere ed appassionarmi di imprenditoria e digital marketing.
Ora ho uno smart-team di 11 collaboratori sparsi in giro per il mondo con i quali gestisco le mie 3 aziende.

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