Negli ultimi tempi il concetto di governance aziendale è diventato sempre più diffuso, superando i confini dei soli contesti specialistici. Tuttavia, comprenderne appieno il significato non è immediato, così come non lo è familiarizzare con il linguaggio tecnico legato alla gestione efficace di un’impresa. Si pensi, ad esempio, a termini come sistema monistico o dualistico, oppure all’acronimo ESG, che indica gli aspetti Ambientali, Sociali e di Governance.
Cos’è la governance aziendale?
Per comprendere pienamente come funziona la governance aziendale, è utile partire da una definizione generale del concetto stesso.
La governance costituisce il sistema di principi, meccanismi decisionali e relazioni che orientano la direzione e il controllo dell’organizzazione, con l’obiettivo di garantire la coerenza strategica e l’efficienza operativa. Essa rappresenta l’ossatura attraverso cui vengono prese decisioni fondamentali e stabiliti i processi per raggiungere obiettivi aziendali specifici.
All’interno di questo sistema rientrano:
- le interazioni tra gli organi di governo, come il consiglio di amministrazione;
- le relazioni con i soggetti direttamente o indirettamente coinvolti nella vita dell’azienda, inclusi azionisti (shareholders) e portatori di interesse più ampi (stakeholders)
Governance Ambientale Aziendale
Uno dei temi più rilevanti degli ultimi anni è la tutela ambientale. Ma cosa significa, in concreto, governance ambientale aziendale? Si tratta di un’estensione del concetto di governance tradizionale, che guarda oltre gli interessi economici dell’impresa, includendo la responsabilità verso l’ambiente.
Come sottolineato dal Prof. Maglia di TuttoAmbiente Spa, è fondamentale che le aziende assumano un ruolo proattivo, orientandosi verso un modello organizzativo che non solo riconosca i rischi ambientali, ma promuova attivamente pratiche sostenibili.
Negli ultimi anni, le questioni ambientali hanno infatti contribuito all’evoluzione delle tematiche ESG. Studi recenti dimostrano come un impegno concreto in ambito ESG possa influire positivamente sulle performance finanziarie e sulla creazione di valore aziendale, rendendo la sostenibilità un elemento imprescindibile.
Anche le autorità politiche stanno incentivando questo approccio, mentre gli investitori mostrano un interesse crescente verso i fattori ESG. Valutando il grado di responsabilità sociale delle imprese, oggi possono indirizzare i propri capitali verso realtà più affidabili e sostenibili, evitando rischi e pratiche commerciali poco etiche.
Cosa si intende per ESG?
Queste considerazioni ci portano naturalmente a parlare di ESG, un approccio che estende il concetto di governance aziendale includendo in modo strutturato gli aspetti ambientali, sociali e di gestione.
L’acronimo ESG identifica i tre pilastri fondamentali del moderno approccio alla governance aziendale: Environmental(ambiente), Social (società) e Governance. Ciascuno di questi aspetti racchiude criteri specifici, che spaziano dall’impegno ambientale alla promozione di valori aziendali come trasparenza e responsabilità.
I valori ESG possono essere interpretati come un vero e proprio “rating di responsabilità sociale” dell’azienda, un indicatore che gli investitori utilizzano per valutare il livello di rischio e la solidità complessiva dell’impresa. Questo punteggio non si limita alla capacità di generare profitti, ma considera anche l’adozione di pratiche sostenibili e una governance efficace.
Il concetto si ricollega a quello di investimento socialmente responsabile (Socially Responsible Investing), introdotto già negli anni Sessanta e ripreso con forza nel 2004, quando Kofi Annan, allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, invitò cinquanta CEO di importanti istituzioni finanziarie mondiali a integrare principi etici e di sostenibilità nei loro processi aziendali.
Oggi, a quasi vent’anni da quell’iniziativa, gli asset ESG a livello globale rappresentano circa il 30% del totale, anche se non sempre risultano facilmente quantificabili attraverso l’analisi finanziaria tradizionale di un’impresa.
In Italia l’attenzione è ancora limitata: il modello 231
In Italia c’è ancora molta strada da fare, poiché spesso alcuni strumenti di governance vengono percepiti come un ostacolo anziché come un valore aggiunto. Un esempio chiaro è il Modello Organizzativo 231, adottato da poche aziende nonostante rappresenti uno degli strumenti più efficaci per strutturare e gestire l’impresa in modo corretto.
Un’organizzazione aziendale inefficace rende difficile sviluppare una strategia ambientale solida. La gestione dei rischi e la pianificazione interna diventano essenziali, soprattutto in momenti di difficoltà, come la recente carenza di materie prime, quando occorre bilanciare le esigenze commerciali con gli obiettivi di sostenibilità.
Un’azienda ben organizzata può trasformare i residui delle proprie attività in sottoprodotti anziché in rifiuti, ottenendo così vantaggi immediati: riduzione dei costi grazie al recupero delle materie prime e incremento del valore sul mercato.
Tutto ciò va perseguito nell’ottica di uno sviluppo sostenibile e autentico, evitando pratiche di greenwashing, fenomeno particolarmente evidente negli ultimi anni, soprattutto tra grandi multinazionali operanti nel settore energetico.
Piccola parentesi, se ti stessi chiedendo cosa si intende esattamente per greenwashing. Il termine indica la pratica, sempre più diffusa, di alcune aziende che si presentano come sostenibili solo attraverso operazioni di marketing e comunicazione, senza adottare realmente comportamenti rispettosi dell’ambiente.
Rischi e comunicazione: le aree chiave di una governance efficace
Abbiamo visto quanto sia fondamentale una governance ben strutturata per definire e, attraverso l’esecuzione, raggiungere gli obiettivi aziendali. Tuttavia, due aspetti spesso trascurati stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella governance ambientale: la gestione dei rischi e la capacità di comunicare in modo chiaro e puntuale con gli stakeholder.
Questi elementi sono cruciali per tutte le imprese che vogliano implementare una governance solida e attrarre investitori. In passato, gli investimenti erano guidati principalmente dal rendimento economico percepito.
Oggi, invece, cresce l’attenzione verso la sostenibilità, grazie sia alla pressione dei privati sia agli incentivi e alle regolamentazioni governative. L’emergenza Covid ha ulteriormente rafforzato questo trend, con fondi destinati alla ripresa economica legati anche a una maggiore attenzione ai cambiamenti climatici.
Si percepisce inoltre che molte di queste regole potrebbero diventare obbligatorie in futuro, rendendo prudente adottare fin da ora strategie concrete per organizzare l’impresa in maniera sostenibile, evitando di trovarsi in difficoltà più avanti.
Una recente ricerca condotta dal CFA Institute evidenzia che l’85% degli investitori integra attualmente i criteri ESG nelle proprie scelte di investimento. Perciò, segnando un incremento di oltre il 10% rispetto agli anni precedenti.
Altre ricerche confermano che le aziende con una governance ambientale ben strutturata tendono a superare le aspettative finanziarie, soprattutto quando si concentrano sugli indicatori ESG più rilevanti per il loro sviluppo.
Conclusione
La governance ambientale aziendale e i principi ESG non rappresentano più un’opzione, ma un elemento strategico per garantire sostenibilità, efficienza e attrattività verso gli investitori.
Le imprese che adottano un approccio organizzato e trasparente, gestendo rischi e comunicando in modo efficace con gli stakeholder, non solo migliorano la propria reputazione, ma possono anche ottenere vantaggi economici concreti.
Guardare al futuro significa integrare la responsabilità sociale e ambientale nel cuore delle decisioni aziendali, trasformando la sostenibilità in un vero e proprio motore di crescita.
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