Growth mindset: la mentalità che trasforma gli errori in carburante per crescere

Growth mind­set: cosa sep­a­ra chi cresce da chi res­ta fer­mo?

  • Non è il tal­en­to.
  • Non è la for­tu­na.
  • Non è nem­meno il pun­to di parten­za.

È il modo in cui guardiamo ciò che ci suc­cede, come ela­bo­ri­amo un fal­li­men­to, ma anche come rea­giamo quan­do le cose non van­no come pre­vis­to. Chi cresce davvero ha svilup­pa­to qual­cosa di pre­ciso: una men­tal­ità di cresci­ta, o growth mind­set. Non è un con­cet­to moti­vazionale vuo­to, è un atteggia­men­to men­tale con­cre­to, stu­di­a­to e mis­ura­bile, che cam­bia i risul­tati nel­la vita reale.

Growth mindset: di cosa si tratta esattamente?

Il ter­mine nasce dagli stu­di del­la psi­colo­ga Car­ol Dweck, che ha ded­i­ca­to decen­ni a capire per­ché alcune per­sone pros­per­a­no davan­ti alle dif­fi­coltà men­tre altre si bloc­cano. La sua con­clu­sione è net­ta: l’in­tel­li­gen­za e le capac­ità non sono fisse, pos­sono crescere e pos­sono allinear­si. Si svilup­pano con l’im­peg­no, la dedi­zione e la volon­tà di impara­re. Chi ha un growth mind­set lo sa e agisce di con­seguen­za. Non aspet­ta di “essere pron­to”, non si nasconde dietro le pro­prie lacune.

Lavo­ra ogni giorno per diventare più capace di quan­to non fos­se ieri.

Mentalità fissa: l’opposto del growth mindset

Tut­tavia nel cor­so del­la cresci­ta si instal­lano in noi alcu­ni mec­ca­n­is­mi e cre­den­ze che ci por­tano a pen­sare che una cer­ta cosa sia in un deter­mi­na­to modo. A tal propos­i­to, in diret­ta oppo­sizione al growth mind­set c’è la men­tal­ità fis­sa, ovvero: c’è chi crede che le carte siano già state dis­tribuite:

  • o sei intel­li­gente o non lo sei,
  • o sei por­ta­to per qual­cosa o non lo sei,
  • puoi miglio­rare fino a un cer­to pun­to, sen­za mai andare oltre.

Ques­ta men­tal­ità fis­sa, o fixed mind­set, ha con­seguen­ze pratiche molto pre­cise:

  • evi­ti le sfide per­ché temi di fal­lire
  • inter­preti ogni crit­i­ca come un attac­co alla tua per­sona
  • ti bloc­chi di fronte agli osta­coli invece di cer­care un modo per super­ar­li
  • las­ci pas­sare occa­sioni per­ché “tan­to non fa per me”

Il para­dos­so? Ques­ta men­tal­ità nasce spes­so dal vol­er pro­teggere la pro­pria autosti­ma, ma finisce per sab­o­tar­la.

Perché bisogna lavorare sul growth mindset?

Per quale moti­vo bisogna lavo­rare sul growth mind­set? A cosa serve real­mente?

La rispos­ta è sem­plice! Per­ché i van­tag­gi sono reali, con­creti e si vedono in fret­ta in diverse aree del­la pro­pria vita, vedi­amo quali entran­do più nel det­taglio:

  1. Sul lavoro: affron­ti­amo le dif­fi­coltà con più lucid­ità, ci formi­amo con più con­ti­nu­ità, trasformi­amo ogni insuc­ces­so in un pun­to di parten­za invece che in un pun­to di stop.
  2. Nel­la vita per­son­ale: svilup­pi­amo ciò che in ger­go viene chia­ma­ta “antifragilità”. Smet­ti­amo di definir­ci in base a ciò che non rius­ci­amo a fare e iniziamo a costru­ire su ciò che puoi impara­re.
  3. Nelle relazioni: creiamo un cli­ma di col­lab­o­razione. Chi ha ques­ta men­tal­ità non teme il con­fron­to, accoglie il feed­back e costru­isce rap­por­ti fon­dati sul­la fidu­cia rec­i­p­ro­ca.

Non è ottimis­mo a tut­ti i costi, è sem­plice strate­gia.

Come riconoscere chi ha davvero un growth mindset

Vedi­amo ora alcune carat­ter­is­tiche inequiv­o­ca­bili per riconoscere davvero un growth mind­set:

  • Val­oriz­za lo sfor­zo, non il tal­en­to: sa che lavo­rare duro è lo stru­men­to prin­ci­pale per miglio­rare e lo usa, anche quan­do sarebbe più como­do smet­tere.
  • Non teme il fal­li­men­to: anzi, lo con­sid­era parte inte­grante del proces­so. Ogni errore è un seg­nale: indi­ca esat­ta­mente dove c’è anco­ra spazio per crescere.
  • Accoglie il feed­back: pos­i­ti­vo o neg­a­ti­vo, non cam­bia. Non lo vive come un giudizio sul­la pro­pria per­sona, ma come un’in­for­mazione utile per fare meglio.
  • Si conosce: sa dove è forte e dove deve miglio­rare. Ques­ta lucid­ità non par­al­iz­za la per­sona, piut­tosto la ori­en­ta.
  • Prat­i­ca la grat­i­tu­dine: non nel sen­so retori­co del ter­mine, prati­care la grat­i­tu­dine sig­nifi­ca riconoscere i pro­pri pro­gres­si, anche i più pic­coli ed esserne grati. È quel­la con­sapev­olez­za che ali­men­ta la moti­vazione nel lun­go peri­o­do.

Come si costruisce questa mentalità, nella pratica?

Dunque, come abbi­amo antic­i­pa­to, il growth mind­set non è un trat­to del­la per­son­al­ità con cui si nasce o non si nasce, ma si allena ogni giorno, pos­si­amo immag­i­narlo come un mus­co­lo e come ogni altro va allena­to quo­tid­i­ana­mente. Vedi­amo ora da dove pos­si­amo par­tire seguen­do 4 sem­pli­ci step:

  1. Uscire dal­la pro­pria zona di con­fort: non deve essere un salto enorme, anche i pic­coli sposta­men­ti con­tano. L’im­por­tante è muover­si, non restare fer­mi.
  2. Indi­vid­uare le cre­den­ze lim­i­tan­ti: spes­so oper­a­no in auto­mati­co, sot­to la soglia del­la con­sapev­olez­za. Tut­tavia, por­tar­le alla luce è il pri­mo pas­so per cam­biar­le.
  3. Colti­vare la curiosità: ver­so il sapere, ver­so gli altri, ver­so te stes­so. Ciò, è la mate­ria pri­ma quan­do si desidera crescere e apportare un cam­bi­a­men­to.
  4. Accogliere le sfide, non evi­tar­le: ogni situ­azione dif­fi­cile è un’op­por­tu­nità per svilup­pare qual­cosa che anco­ra non abbi­amo.
  5. Costru­ire relazioni che fac­ciano crescere: si dice “Siamo la media delle 5 per­sone che fre­quen­ti­amo”, le per­sone intorno a noi influen­zano il nos­tro modo di pen­sare più di quan­to cre­di­amo, nel bene e nel male, è bene sceglier­le con cura.

Per con­clud­ere: il growth mind­set non è una for­mu­la mag­i­ca, ma una scelta quo­tid­i­ana con una buona base strate­gi­ca. È pos­si­bile scegliere di vedere ogni osta­co­lo come una con­fer­ma dei pro­pri lim­i­ti, oppure come una palestra. Puoi scegliere di aspettare di essere pron­to, oppure di iniziare adesso, con quel­lo che hai.

Chi cresce davvero non aspet­ta il momen­to per­fet­to, inizia, sbaglia, impara, riparte e lo fa ogni giorno.

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Imprenditore digitale

Stefano Picchio

Tutto è iniziato nel 2013, momento in cui mi sono interessato al mondo dell'online.
In quegli anni facendo piccoli investimenti di natura finanziaria. Successivamente ho scoperto altri settori di investimento fino a conoscere ed appassionarmi di imprenditoria e digital marketing.
Ora ho uno smart-team di 11 collaboratori sparsi in giro per il mondo con i quali gestisco le mie 3 aziende.

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