Negli ultimi anni il ruolo del CIO (Chief Information Officer) ha subito una trasformazione profonda: da custode delle infrastrutture tecnologiche a leader strategico capace di influenzare direttamente il business.
Oggi la sfida principale non è solo tecnologica, ma organizzativa: guidare le persone, facilitare il cambiamento e assicurare che IT e business lavorino in sinergia per generare valore.
Il ruolo evoluto del Chief Information Officer nella trasformazione digitale
Come abbiamo visto, negli ultimi anni il Chief Information Officer ha visto il suo ruolo cambiare profondamente. Oggi, sempre più direttori IT dichiarano che la loro attività quotidiana riguarda meno la tecnologia in senso stretto e più la gestione delle persone, l’organizzazione dei processi e la promozione del cambiamento.
Per raggiungere questi obiettivi, i CIO introducono nuove figure organizzative, come:
- key user,
- champion,
- demand manager,
- focal point.
Figure pensate per facilitare la collaborazione tra reparti e accelerare i processi di innovazione. La sfida principale è individuare persone in grado di rappresentare le esigenze operative e tradurle in soluzioni concrete.
In diversi casi, questi ruoli diventano veri e propri ambasciatori del cambiamento, riducendo la distanza tra IT e business e favorendo l’adozione di nuove procedure.
Guardando avanti, potrebbero emergere figure ancora più innovative, come il cost saving assistant o l’AI governance officer, create per rispondere a nuove esigenze di efficienza e gestione etica delle tecnologie emergenti. Come sottolinea Andrea Magnoleretto, CIO e project manager internazionale, «la gestione del cambiamento è uno degli aspetti più critici ma anche più trascurati nel successo dei progetti ICT. Perché la digital transformation produca risultati concreti, è necessario coinvolgere tutta l’organizzazione e creare consenso a ogni livello».
In questo contesto, la creatività del CIO diventa il vero motore della trasformazione: riorganizzare i team, abbattere i silos e trasformare la tecnologia in un catalizzatore di performance sono passi fondamentali per rendere l’IT un partner strategico del business e non solo un fornitore di servizi.
Il CIO come “organizzatore”: key user, champion e demand manager
Fabio Mattaboni, Chief Information Officer con esperienza in grandi gruppi industriali, ha spesso introdotto ruoli mirati per favorire l’innovazione digitale all’interno delle aziende.
Secondo Mattaboni, uno dei principali ostacoli è la percezione dell’IT come semplice centro di costo anziché come leva strategica. Per superare questa visione, spiega di aver introdotto in più occasioni la figura del demand manager. Professionista che funge da intermediario tra il dipartimento IT e le aree operative.
Questo ruolo ha il compito di semplificare il flusso di comunicazione e tradurre le esigenze del business in requisiti tecnologici e viceversa, riducendo le barriere tra i due mondi.
Un’altra figura chiave che Mattaboni promuove è quella del champion, strettamente legata alle iniziative di change management. L’obiettivo è garantire che la trasformazione digitale porti a un vero cambiamento dei processi aziendali, e non si limiti alla sostituzione di un software.
“La digitalizzazione – precisa Mattaboni – non è solo un’implementazione tecnica, ma un’evoluzione del modo in cui le persone lavorano. Bisogna ripensare procedure e modalità d’uso dei sistemi, e l’IT ha il compito di guidare l’organizzazione passo dopo passo”. In questo contesto, i champion diventano figure cruciali: sono loro a promuovere i progetti, a sostenere le iniziative di cambiamento e a risolvere i problemi operativi, senza dover coinvolgere continuamente il top management.
In alcune aziende in cui Mattaboni ha operato, il ruolo del champion è stato talmente efficace da diventare una funzione formalizzata, incaricata per esempio di coordinare le attività amministrative secondo processi standardizzati. “In certi contesti – aggiunge – il champion coincide con il key user, mentre in altri è il più competente o il più proattivo tra i key user presenti”.
Trappole da evitare
Per molti Chief Information Officer, introdurre nuove figure in azienda è un’attività stimolante perché permette di responsabilizzare le persone e favorirne la crescita professionale.
Tuttavia, diversi manager sottolineano che prima di affidare nuovi ruoli è essenziale verificare se i candidati siano davvero disposti a cambiare, a mettersi in gioco e ad assumere nuove responsabilità. È altrettanto importante che il loro contributo venga riconosciuto anche dal punto di vista economico, considerando che si tratta di posizioni interne strategiche.
Il Chief Information Officer deve prestare particolare cura nella selezione delle figure strategiche, perché assegnare un ruolo chiave a una persona priva delle competenze adeguate può comportare conseguenze significative e costose per l’azienda. «Ho sempre voluto partecipare personalmente alla selezione dei key user, mantenendoli sotto la mia diretta supervisione», spiega Magnoleretto, ricordando che queste persone devono conoscere a fondo i processi operativi, essere in grado di influenzarli e gestire le fasi di test.
Scegliere le persone giuste
In certe organizzazioni, scegliere le persone giuste può risultare complesso: team estesi, sparsi su più sedi e caratterizzati da differenze culturali o linguistiche rendono più difficile identificare i candidati ideali.
Può accadere, ad esempio, che il candidato ideale per competenze tecniche non abbia una conoscenza sufficiente dell’inglese per collaborare in modo efficace con gli altri interlocutori. «È una scelta delicata per il CIO, ma rientra pienamente nelle sue responsabilità», aggiunge Magnoleretto.
Berton evidenzia a sua volta che il key user deve rappresentare in modo fedele l’esperienza quotidiana di utilizzo della soluzione IT, altrimenti si rischia di sviluppare personalizzazioni inutili. Spesso, infatti, questa figura non coincide con un manager, ma con chi vive direttamente i processi.
Un’altra criticità segnalata da Berton riguarda il demand manager che, in alcuni casi, si limita a pianificare riunioni anziché facilitare un dialogo rapido ed efficace tra business e IT. «Non basta istituire un ruolo – precisa – ma occorre misurarne i risultati con indicatori concreti, come la riduzione del time to market. Se i progetti arrivano a conclusione più velocemente è segno che il demand manager sta assegnando correttamente le priorità alle richieste del business».
In definitiva, il successo del moderno CIO non si misura solo dalla tecnologia implementata. Ma dalla capacità di orchestrare persone, processi e innovazione, trasformando l’IT in un vero partner strategico del business.
La scelta delle figure giuste e la gestione del cambiamento diventano così elementi chiave per garantire che la digitalizzazione produca valore concreto e duraturo per l’intera organizzazione.
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