Investire nella musica: il progetto Anote Music

Cos’è Anote Music?

L’idea è partorita dalle menti di tre giovani ragazzi, Marzio Flavio Schena, Matteo Cernuschi, due giovani milanesi di scuola finanziaria, e Gregoire Mathonet, un belga che fa l’ingegnere informatico. I tre sono rispettivamente direttore amministrativo (CEO), direttore operativo (COO) e direttore tecnico (CTO) di Anote Music.

La start up parte nel 2020, ma i primi embrioni di questo giovane progetto cominciano a formarsi già nel 2018, nel tentativo di trovare risposta a questa domanda: come è possibile investire nella musica?

Il quesito è nato spontaneo, in un’epoca in cui è possibile investire in ogni bene, scommettere sull’andamento di qualsiasi asset, si è giunti alla conclusione che la musica, dovesse necessariamente essere inclusa nel grande mercato degli investimenti. Perché se è vero che intorno ad essa girano già molti soldi ed interessi, è altrettanto vero che appare come un settore ancora fortemente espandibile e con ampi margini di crescita.

Non è semplice pensare di possedere musica o di investire in musica poiché il suo valore è nascosto, poco misurabile, e spesso non chiaro, ma Anote Music si propone come il primo marketplace all’interno del quale si possono acquistare e vendere diritti d’autore.

Si può partecipare alla vita di un’azienda acquistando azioni e diventando soci di essa, così allo stesso modo si può investire nella musica con Anote attraverso le royalties. Con questi presupposti, il salto è stato breve, creazione del business, i cataloghi, la crescita nel numero di utenti, le autorizzazioni e la piattaforma, nel 2020, è stata lanciata.

L’approccio è di tipo prettamente finanziario e meno artistico, con la musica si punta lo sguardo verso un asset anti-ciclico, che non risente perciò, come avviene per investimenti più tradizionali come il mercato immobiliare o le azioni, degli andamenti dell’economia, non subisce dunque grandi scossoni in caso di crisi. Un approccio nuovo, originale e alternativo.

Con Anote Music si è creata una vera e propria borsa della musica, con le sue logiche, i suoi pro, i suoi contro e con i dividendi per gli investitori (in questo caso le royalties). L’obiettivo è quello di inserire al suo interno prodotti con metriche chiare e performance già confermate, prodotti con uno storico che producano per gli investitori fin da subito risultati, con un esposizione internazionale e non di nicchia.

Una sorta di economia circolare nel mondo musicale dunque, poiché grazie agli introiti che le case discografiche ricevono dalla vendita delle future royalties, le stesse, possono finanziare nuovi progetti o andare alla ricerca di giovani emergenti, le cui ambizioni sono così spinte, in modo seppur indiretto, dagli stessi investitori di Anote Music.

Investi nella musica con Anote

Investire nella musica: cos’è il diritto d’autore?

Tutto parte da qui, dal diritto d’autore che in automatico nasce nel momento in cui si compone una nuova canzone. Al suo interno rientrano chi scrive il testo, chi compone la melodia, l’artista che la interpreta, l’editore e la casa discografica.

Ognuno di questi soggetti acquisisce un pezzo di quel diritto d’autore, e con esso, in base agli accordi stabiliti tra le parti, la facoltà di decidere quando pubblicarlo, se modificarlo, se autorizzarne altre usi, ecc.. Con il diritto d’autore inoltre si percepiscono anche i compensi che quell’opera genera, la cosiddetta royalty.

Quando una canzone viene riprodotta in radio, durante un programma televisivo, nelle piattaforme di streaming, utilizzata come sottofondo musicale all’interno di una pubblicità, genera guadagni che vengono poi divisi tra tutti coloro che ne possiedono i diritti. Con Anote Music quel proprietario potresti divenire tu.

Come si entra in catalogo

Prima della quotazione, dell’asta o del listing che dir si voglia, sono tre i tipi di informazione che vengono richiesti. Prima di tutto i dati finanziari del catalogo per verificare benefici e prospettive di crescita, poi i dati legali per assicurarsi che dietro ci sia un’effettività proprietà del catalogo da parte di chi lo propone ed infine l’aspetto più legato al marketing, ai contenuti veri e propri e quindi un’attenzione maggiore posta verso le canzoni da cui è composto, dal numero di concerti fatti, dai premi vinti, dal genere.

Ricevuti questi dati, che rappresentano la fase preventiva, segue una successiva due diligence ed infine, in caso di esito positivo, la vera e propria quotazione su Anote Music.

Come funziona Anote Music?

Anote Music si prefigura come il ponte che lega i cedenti dei diritti agli investitori, andando a rivitalizzare e rendere più liquido un mercato fino ad oggi poco accessibile.

Il mercato musicale è in crescita, grazie al fenomeno dello streaming, le entrate aumentano e Anote rende possibile a chiunque investire in questa opportunità, ossia attraverso la musica. Infatti, ogni qualvolta un brano viene ascoltato genera introiti e le modalità di fruizione della musica sono del tutto slegate dai flussi finanziari, dalle condizioni economiche, dalle fragilità politiche.

La musica si prefigura perciò come una possibilità di investimento alternativa, che da qui al 2030 si attende raddoppierà il proprio business.

Per la quotazione di un catalogo si procede tramite asta. Si genera un numero consistente di quote, che possono andare dalle 5.000 alle 20.000, e si testa l’interesse del mercato tramite la partecipazione degli investitori.

Si parte da un prezzo iniziale che decide il cedente, che naturalmente non deve essere troppo alto per non mandare deserta l’asta stessa, e nel momento in cui, inserendo tutte le manifestazioni di interesse, si raggiunge una quantità minima di azioni create si procede con l’assegnazione del prezzo in funzione delle proposte. Una volta terminata la fase di quotazione si passa alla fase di trading, nel cosiddetto mercato secondario.

Prospettive di crescita

Dopo un lungo periodo di stasi, condizionato anche dal fenomeno della pirateria, negli ultimi anni il mondo musicale ha riscoperto una nuova giovinezza, una rinascita, un risorgimento del settore. Colossi come JPMorgan o Goldman Sachs stimano un raddoppio per le cifre dell’intera industria delle royalties, grazie allo streaming che cresce e che si intende far crescere ancora di più, se si pensa che la sua penetrazione è ancora molto bassa, specialmente in quei Paesi in via di sviluppo.

Un mondo che fino al 2019 è rimasto per lo più statico, con contratti di royalties che venivano scambiati solo ed esclusivamente tra gli stessi attori del settore, come etichette discografiche, editori, distributori, artisti o manager, è oggi completamente rivoluzionato. Un mercato più liquido, che contribuisce al sovvenzionamento di nuovi progetti e crea nuovi flussi finanziari.

L’approccio di chi investe in musica è di medio / lungo periodo e le royalties vengono pagate semestralmente. Con un ritorno atteso che varia tra il 5/6% fino a un 15% annualizzato, anche se molto è legato alle caratteristiche del catalogo.

Iscriviti su Anote e inizia a investire nella musica

Investire nella musica è un argomento sicuramente interessante e ancora poco conosciuto, si tratta di un investimento alternativo in un settore con grande potenziale. Se vuoi scoprire altre tipologie di investimenti alternativi, consulta il nostro blog ed entra nella community di Investhero.

Di seguito l’intervista fatta ai ragazzi di Anote Music

 

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Stefano Picchio
Imprenditore digitale
Tutto è iniziato nel 2013, momento in cui mi sono interessato al mondo dell'online.
In quegli anni facendo piccoli investimenti di natura finanziaria. Successivamente ho scoperto altri settori di investimento fino a conoscere ed appassionarmi di imprenditoria e digital marketing.
Ora ho uno smart-team di 11 collaboratori sparsi in giro per il mondo con i quali gestisco le mie 3 aziende.

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